
Luigi Martin (1823-1894)
padre di S.Teresa

Zelia Guérin (1831-1877)
madre di S.Teresa
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Torrebelvicino - Schio 25-26-27 Settembre 2004
PROGRAMMA
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LA VITA DI TERESA RACCONTATA DA GIOVANNI PAOLO II
(dalla Lettera Apostolica
del 19 ottobre 1997)
S.TERESA
DI GESU' BAMBINO
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Teresa di Gesù Bambino nasce
ad Alecon in Francia il 2 gennaio 1873. E’ battezzata due giorni
più tardi nella Chiesa di Notre-Dame, ricevendo i nomi di Maria Francesca
Teresa. I suoi genitori sono Louis Martin e Zélie Guérin, dei quali
ho recentemente riconosciuto l’eroicità delle virtù. Dopo la morte della
madre, avvenuta il 28 agosto 1877, Teresa si trasferisce con tutta la
famiglia nella città di Lisieux dove, circondata dall’affetto del padre
e delle sorelle, riceve una formazione insieme esigente e piena di tenerezza.
Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della
penitenza. Nel giorno di Pentecoste del 1883 ha la singolare grazia
della guarigione da una grave malattia, per l’intercessione di nostra
Signora delle Vittorie. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve
la prima comunione l’8 maggio 1884, dopo una intensa preparazione, coronata
da una singolare esperienza della grazia dell’unione intima con Gesù.
Poche settimane più tardi, il 14 giugno dello stesso anno, riceve il
sacramento della cresima, con viva consapevolezza di ciò che comporta
il dono dello Spirito Santo nella personale spiritualità molto profonda,
che qualifica come “completa conversione”. Grazie ad essa, supera la
fragilità emotiva conseguente alla perdita della mamma ed inizia “una
corsa da gigante” sulla via della perfezione: Teresa desidera abbracciare
la vita contemplativa, come le sue sorelle Paolina e Maria nel Carmelo
di Lisieux, ma ne è impedita per la sua giovane età. In occasione di
un pellegrinaggio in Italia, dopo aver visitato la Santa Casa di Loreto
e i luoghi della Città eterna, nell’udienza concessa dal Papa ai fedeli
della diocesi di Lisieux, il 20 novembre 1887, con filiale audacia chiede
a Leone XIII di poter entrare nel Carmelo all’età di 15 anni. Il 9 aprile
del 1888 entra nel Carmelo di Lisieux, ove riceve l’abito dell’Ordine
della Vergine il 10 gennaio dell’anno seguente ed emette la sua professione
religiosa l’8 settembre del 1890, festa della Natività della Vergine
Maria. Intraprende nel Carmelo il cammino della perfezione tracciato
dalla Madre Fondatrice, Teresa di Gesù, con autentico fervore e fedeltà,
nell’adempimento dei diversi uffici comunitari a lei affidati. Illuminata
dalla Parola di Dio, provata in modo paricolare dalla malattia del suo
amatissimo padre, Louis Martin, che muore il 29 luglio del 1894, Teresa
si incammina verso la santità, insistendo sulla centralità dell’amore.
Scopre e comunica alle novizie affidate alla sue cure la piccola via
dell’infanzia spirituale, progredendo nella quale ella penetra sempre
di più nel mistero della Chiesa, attirata dall’amore di Cristo, sente
crescere in sé la vocazione apostolica e missionaria che la spinge a
trascinare tutti con sé incontro allo Sposo divino. Il 9 giugno del
1895, nella festa della Santissima Trinità, si offre vittima di olocausto
all’Amore misericordioso di Dio. Il 3 aprile dell’anno successivo, nella
notte fra il giovedì ed il venerdì santo, ha una prima manifestazione
della malattia che la condurrà alla morte. Teresa la accoglie come la
misteriosa visita dello Sposo divino. Nello stesso tempo entra nella
prova della fede, che durerà fino alla sua morte. Peggiorando la sua
salute, a partire dall’8 luglio 1897 viene trasferita in infermeria.
Le sue sorelle ed altre religiose raccolgono le sue parole, mentre il
dolore e le prove, sopportati con pazienza, si intensificano fino a
culminare con la morte, nel pomeriggio del 30 settembre 1897. “Io non
muoio, entro nella vita”, aveva scritto ad un suo fratello spirituale,
don Bellière (LT 244). Le sue ultime parole “Dio mio, io ti amo” sono
sigillo della sua esistenza!!!
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Santa
Teresa di Gesù Bambino |
QUALCHE CENNO SU… LA VITA DELL’INFANZIA
SPIRITUALE “
La mia piccola dottrina” come la chiamate voi… Il cammino spirituale
di Teresa Martin fu solitario. Certo, ella ha ricevuto molto dalla sua
famiglia, dai suoi educatori, dai maestri del Carmelo. Ma nessun prete
l’ha segnata profondamente. In lei, lo Spirito Santo ha tracciato un
cammino autentico. “Non ho mai cercato che la verità” Chi le ha rivelato
le profondità dell’amore trinitario e una “via” per raggiungerle, senza
alcuna preoccupazione didattica? Tutto è venuto dalla vita, dagli avvenimenti
quotidiani riletti alla luce della Parola di Dio. Il suo apporto incomparabile
alla spiritualità del XX secolo è un ritorno alla purezza radicale del
Vangelo. “Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei
Cieli” (Mt. 18,3). Malgrado non abbia mai potuto disporre dell’Antico
Testamento integrale, ha operato un ritorno alla meditazione della Parola
di Dio. Senza alcuna iniziazione, sena alcuna cultura biblica, cita
nei suoi scritti più di 1000 volte la Bibbia. “Voglio essere una santa”
Teresa, ardente adolescente, è partita per la santità. Scrive a suo
padre: “Ti glorificherò diventando una grande santa”. Ma presto, al
Carmelo, urterà contro le sue debolezze e la sua impotenza, nel paragonarsi
ai santi. Queste le appaiono come una montagna, mentre lei non è che
un granello di sabbia. “Crescere, diventare come loro, è impossibile”,
constata, ma non si scoraggia. Perché se Dio ha messo in lei questi
desideri di santità, ci deve essere una strada, una via per salire “la
dura scala della perfezione”. La Parola di Dio le aprirà la via: “Se
qualcuno è piccolissimo, venga a me”. (Pr.9,4) “Allora sono venuta”,
scrive la “piccola Teresa”. Domandandosi ciò che Dio farà al bambino
che andrà da Lui, legge Isaia 66: da allora, capisce che non potrà salire
da sola questa scala ma che Gesù la prenderà nelle sue braccia, come
un rapido ascensore. Da allora, la piccolezza di Teresa non è più un
ostacolo, ma al contrario, più sarà piccola e leggera nelle braccia
di Gesù, più Lui farà santa con una rapida ascesa. E’ così che Teresa
racconta la scoperta della piccola vita. Dapprima è una scoperta di
ciò che è Dio: essenzialmente Amore Misericordioso. Ormai, vedrà tutte
le perfezioni divine (compresa la sua Giustizia) attraverso il prisma
della Misericordia. Ciò la trascina in una fiducia audace: “desidero
essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, o mio Dio, di
essere Voi stesso la mia santità.”. Accettare di lasciarsi plasmare
da Dio non implica alcun facile infantilismo. Teresa farà concretamente
tutto ciò che è possibile per mostrare concretamente il suo amore per
Dio e per le sue sorelle, ma in una totale gratuità, quella dell’amore.
In tutte le situazioni e in tutti gli atti della sua vita, Teresa “applicherà”
questa via: Dio le domanda questo, ella sente che ne è incapace, dunque
Lui lo farà in lei. Un esempio: amare tutte le suore come Gesù le ama
le è impossibile. Allora unendosi a Lui, è Lui che le amerà in Teresa.
“Sì, sento che quando sono caritatevole, è Gesù solo che agisce in me;
più io sono unita a Lui, più amo tutte le mie sorelle.”. Ecco un cammino
di santità che si apre per tutti, i piccoli, i poveri, i feriti: accettare
la realtà della propria debolezza e offrirsi a Dio come si è, affinché
Lui agisca in noi. Si capisce meglio allora che una tale frase, per
esempio, è agli antipodi della sdolcinatezza, ma esplicita, al contrario,
l’infanzia evangelica predicata da Gesù: “Gesù si compiace di mostrarmi
l’unico cammino che porta a questa fornace Divina, questo cammino è
l’abbandono del bambino che si addormenta senza paura nelle braccia
di suo Papà.”.
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GLI SCRITTI DI TERESA
Teresa di Gesù Bambino ci ha lasciato degli scritti che le hanno giustamente
meritato la qualifica di maestra di vita spirituale. La sua opera principale
rimane il racconto della sua vita nei tre manoscritti autobiografici
(Manuscrits autobiographiques A, B, C), pubblicati dapprima con un titolo,
divenuto ben presto celebre, di “Histoire d’une Ame”. Nel Manoscritto
A, redatto dietro richiesta della sorella Agnese di Gesù, allora priora
del monastero, ed a lei consegnato il 21 gennaio 1896, Teresa descrive
le tappe della sua esperienza religiosa: i primi anni dell’infanzia,
specialmente l’evento della sua prima comunione e della cresima, l’adolescenza,
fino all’ingresso nel Carmelo e alla sua prima professione. Il manoscritto
B, redatto durante il ritiro spirituale dello stesso anno su richiesta
di sua sorella, Maria del Sacro Cuore, contiene alcune delle pagine
più belle, più note e citate della Santa di Lisieux. In esse si manifesta
la piena maturità della Santa, che parla della sua vocazione nella Chiesa,
Sposa di Cristo e Madre delle anime. Il Manoscritto C, compilato nel
mese di giugno e nei primi giorni del luglio 1897, a pochi mesi dalla
sua morte, e dedicato alla priora Maria di Gonzaga, che glielo aveva
chiesto, completa i ricordi del Manoscritto A sulla vita al Carmelo.
Queste pagine rilevano la sapienza soprannaturale dell’autrice. Di questo
periodo finale della sua vita. Teresa, traccia alcune esperienze altissime.
Essa dedica pagine commoventi alla prova della fede: una grazia di purificazione
che la immerge in una lunga e dolorosa notte oscura, rischiarata dalla
sua fiducia nell’amore misericordioso e paterno di Dio. Ancora una volta,
e senza ripetersi, Teresa fa brillare la scintillante luce del Vangelo.
Troviamo qui le pagine più belle da lei dedicate al fiducioso abbandono
nelle mani di Dio all’unità fra l’amore di Dio e amore del prossimo,
alla sua vocazione missionaria nella Chiesa. Teresa, in questi tre manoscritti
diversi, che coincidono in una tematica ed in una progressiva descrizione
della sua vita e del suo cammino spirituale, ci ha consegnato una originale
autobiografia che è la storia della sua anima. Da essa traspare come
la sua sia stata un’esistenza nella quale Dio ha offerto un preciso
messaggio al mondo, indicando una via evangelica, la “piccola via”,
che tutti possono percorrere, perché tutti sono chiamati alla santità.
Nelle 266 “Lettres” che conserviamo, indirizzate ai familiari, alle
religiose, ai “fratelli” missionari, Teresa comunica la sua sapienza,
sviluppando un insegnamento che costituisce di fatto un profondo esercizio
di direzione spirituale delle anime. Fanno parte dei suoi scritti anche
54 Poésies, alcune delle quali di grande spessore teologico e spirituale,
ispirate alla Sacra Scrittura. Fra di esse meritano una speciale menzione
“Vivre d’Amour!…” (P 17) e “Pourquoi je t’aime, ò Marie”! (P 54), sintesi
originale del cammino della Vergine Maria secondo il Vangelo. Vanno
aggiunte a questa produzione 8 “Récréations pieuses”: composizioni poetiche
e teatrali, ideate e rappresentate dalla Santa per la sua comunità a
motivo di alcune feste, secondo la tradizione del Carmelo. Fra gli altri
scritti è da ricordare una serie di 21 “Priéres”. Né si piò dimenticare
la raccolta delle sue parole, pronunciate durante gli ultimi mesi della
vita. Tali parole, di cui conservano varie redazioni, sconosciute come
“Novissima Verba”, sono anche note con il titolo di Derniers Entretiens.
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25 aprile 1893
(…) Celina è una piccola goccia di rugiada che non è stata formata dalle
nuvole,ma che è discesa dal Cielo luminoso, la sua Patria. Durante la
notte della vita la sua missione specifica è di nascondersi nel cuore
del fiore dei campi. Nessuno sguardo umano deve scoprirvela; solo il
calice che possiede la gocciolina conoscerà la sua freschezza.
Beata gocciolina di rugiada conosciuta solo da Gesù!… Non
fermarti a considerare il corso dei fiumi fragorosi che suscitano l’ammirazione
delle creature! Non invidiare neppure il ruscello limpido che serpeggia
nel prato! Senza dubbio il suo mormorio è molto dolce, ma le
creature possono sentirlo; e poi il calice del fiore dei campi non potrebbe
contenerlo. Esso non può essere solo per Gesù. Per appartenere
a Lui, occorre essere piccoli, piccoli come una goccia di rugiada! …
UNA DONNA DOTTORE DELLA CHIESA
Santa Teresa di Lisieux è la terza donna, dopo santa
Caterina e santa Teresa d’Avila, a essere proclamata Dottore della Chiesa.
Ecco alcuni stralci dell’intervista a mons. Guy Gaucher, vescovo ausiliare
di Bayeux e Lisieux che spiega il valore di questo fatto.
D. Come si diventa Dottore della Chiesa?
R. Servono tre cose per diventare un Dottore della Chiesa. Innanzi tutto
essere un santo canonizzato. La seconda
cosa, più importante e precisa: aver apportato alla Chiesa una dottrina
detta eminente, vale a dire che ha del peso e che è utile alla Chiesa
universale. Non si tratta di qualcosa di totalmente nuovo, perché di
fatto non c’è niente di nuovo da aggiungere al Vangelo. Ma la Chiesa
è nella storia. E’ apportare qualcosa a un momento della Chiesa, qualcosa
della dinamica della Chiesa universale, e che sia riconosciuto come
apporto teologico e spirituale molto importante. Questa dottrina deve
essere, in seguito, proposta: concretamente questo passa per ciò che
si chiama una “positivo”, vale a dire un dossier che vuole giustificare
la domanda di Dottorato. La “positivo” viene esaminata dai teologi della
Congregazione della Fede, da quelli della Congregazione dei Santi e
dai Cardinali di entrambe le Congregazioni. Passati questi tre esami,
si arriva al Santo Padre. La terza cosa è dunque la dichiarazione di
Dottorato del Santo Padre.
D. La storia del Dottorato di
Teresa è una lunga storia…
R. Sì, iniziata ancora nei desideri di Teresa (“Vorrei illuminare le
anime come i Profeti, i Dottori…”), ripresa subito dopo la sua morte,
interrotta dai tentennamenti di Pio XI, che pur amandola molto, non
ritenne di proclamata Dottore in quanto donna. Ma nel 1970 Paolo VI
ha dichiarato due donne Dottori (santa Caterina e santa Teresa d’Avila),
così la causa per Teresa di Lisieux ha ripreso il suo cammino, fino
ad oggi. D. Secondo lei,c’è una posta in gioco
particolare nel fatto che Teresa, che è una donna, sia proclamata Dottore
della Chiesa?
R. C’è una posta in gioco particolare, penso. Il messaggio di Teresa,
la sua spiritualità, sono particolarmente adatti al nostro tempo. E
poi, è molto importante nel dibattito sul posto della donna nella Chiesa.
E’ giustamente il dibattito attorno al Dottorato. Alcuni dicono di amare
molto Teresa, la sua santità, ma che non avendo scritto dei trattati
di teologia, non può essere Dottore. Da questo punto di vista, durante
diciannove secoli, non si sono potute avere delle donne dottore. In
effetti, l’educazione e lo studio erano riservati agli uomini. Già nel
1973 il Padre Hans Urs von Balthasar, uno dei grandi teologi di questo
secolo, domandò, a Notre Dame di Parigi per il centenario di Teresa,
che il corpo degli uomini teologi incorpasse l’apporto delle grandi
donne mistiche delle Chiesa. Citò Ildegarda di Bingen, Caterina da Siena,
Teresa d’Avila… Caterina da Siena, nel XIV secolo, morta a trentatré
anni, era illetterata. Noi abbiamo un Dottore della Chiesa illetterato!
In più era una mistica. Ma il suo padre sprituale, Raimondo di Capua,
che la seguì, aveva intuito che la teologia non è solo speculativa,
ma anche simbolica e intuitiva. San Tommaso D’Aquino mostra che ci sono
due vie per parlare di Dio: la via speculativa, di cui si è valso, e
la via metaforica, la via simbolica. Per ragioni storiche, le donne
sono piuttosto da questo lato. Teresa D’Avila, due secoli più tardi,
diceva di non sapere niente. Anche lei è stata minacciata dall’Inquisizione.
Anche lei è stata salvata dai domenicani, dai gesuiti, che hanno mostrato
che non era folle, ma che apportava qualche cosa. C’è un modo, oltre
quello speculativo, di parlare di Dio e di apportare su Dio, come diceva
Balthasar, delle luci e delle intuizioni che spesso gli uomini non hanno
visto.
D. Teresa è dunque considerata una teologa?
R. Il Cardinale Poupard, al sinodo del 1990 sulla formazione
dei preti, ha dichiarato che nel corso degli studi teologici dei seminaristi
non si può, in un modo o nell’altro, non incontrare Teresa di Lisieux.
Si è obbligati ad incontrarla: in cristologia, in ecumenismo, in mariologia
e in spiritualità. Teresa ha trovato il senso della Trinità, il senso
dell’Incarnazione, il legame del Padre con il Figlio. Ha ritrovato la
Chiesa come luogo di comunione e d’amore, di cui lo Spirito Santo è
l’anima. Ha aperto un cammino di santità per tutti basato sulla fiducia
in Dio. Ha insistito sulla speranza come virtù fondamentale per il nostro
mondo. Ha espresso una mariologia che annuncia quella del Vaticano II,
una Vergine Madre che ha avuto fede, che ha seguito suo Figlio, dall’Annunciazione
al Calvario. Nel Concilio Vaticano II Teresa non è mai nominata, come
del resto Teresa D’Avila. Non sono citati santi moderni, ma i Padri.
E’ un modo di fare del Concilio. Ma i teologi hanno detto che Teresa
vi era presente. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, del 1992, ella
è citata sei volte, e sempre in punti strategici. Vi si trovano Teresa
D’Avila, Caterina da Siena e altre donne, ma Teresa è la più citata
di tutte le donne.
Dalla Lettera Apostolica di Giovanni
Paolo II con la quale Santa Teresa di G:B: e del V:S: è stata proclamata
Dottore della Chiesa il 19 ottobre 1997
Teresa è Dottore perché…
Negli scritti di Teresa di Lisieux non troviamo forse, come in
altri Dottori, una presentazione scientificamente elaborata delle cose
di Dio, ma possiamo scorgere un’illuminata testimonianza della fede
che, mentre accoglie con fiducioso amore la santità della Chiesa. (…)
Possiamo applicare a Teresa di Lisieux quanto ebbe a dire il mio Predecessore
Paolo VI di un’altra giovane santa, Dottore della Chiesa, Caterina da
Siena: “Ciò che più colpisce nella Santa è la sapienza infusa, cioè
la lucida, profonda e inebriante assimilazione delle verità divine e
dei misteri della fede (…):
una assimilazione, favorita,sì, da doti naturali singolarissime, ma
evidentemente prodigiosa, dovuta ad un carisma di sapienza dello Spirito
Santo”. (…)
Innanzitutto, Teresa è una donna che, nell’accostarsi
al Vangelo, ha saputo cogliere ricchezze nascoste con quella concretezza
e profonda risonanza vitale e sapienziale che è propria del genio femminile.
Ella emerge per la sua universalità nella schiera delle donne sante
che risplendono per la sapienza del Vangelo.
Teresa è, poi, una
contemplativa. Nel nascondimento del suo Carmelo ha vissuto la
grande avventura dell’esperienza cristiana, fino a conoscere la lunghezza,
la larghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo (cfr 3,
18-19). Dio ha voluto che non rimanessero nascosti i suoi segreti, ma
ha abilitato Teresa a proclamare i segreti del Re. Con la sua vita Teresa
offre una testimonianza ed un’illustrazione teologica della bellezza
della vita contemplativa, come totale dedicazione a Cristo, Sposo della
Chiesa, e come affermazione viva del primato di Dio su tutte le cose.
La sua è una vita nascosta che possiede una arcana fecondità per la
dilatazione del Vangelo e riempie la Chiesa ed il mondo del buon odore
di Cristo.
Teresa di Lisieux, infine, è una giovane.
Essa ha raggiunto la maturità della santità in piena giovinezza. Come
tale si propone quale Maestra di vita evangelica, particolarmente efficace
nell’illuminare i sentieri dei giovani, ai quali spetta di essere protagonisti
e testimoni del Vangelo presso le nuove generazioni.
Non solo Teresa di Gesù Bambino è il Dottore della
Chiesa più giovane in età, ma pure il più vicino a noi nel tempo,
quasi a sottolineare la continuità con la quale lo Spirito del Signore
invia alla Chiesa i suoi messaggeri, uomini e donne, come maestri della
fede. Infatti, qualunque siano le variazioni che possono costatare nel
corso della storia e nonostante le ripercussioni che esse sogliono avere
nella vita e nel pensiero delle persone delle singole epoche, non dobbiamo
perdere di vista la continuità che unisce tra loro i Dottori della Chiesa:
essi restano, in ogni contesto storico, testimoni del Vangelo che non
muta, con la luce e la forza che loro viene dallo Spirito, se ne fanno
messaggeri tornando ad annunciarlo nella sua purezza ai contemporanei.
Teresa è Maestra per il nostro tempo, assetato di parole vive ed essenziali,
di testimonianze eroiche e credibili. Perciò è amata e accolta anche
da fratelli e da sorelle delle altre comunità cristiane e perfino da
chi neppure è cristiano.
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IL SENSO DEL PELLEGRINAGGIO
DELLE RELIQUIE DI TERESA Dal 1994 Teresa di Lisieux percorre
il mondo intero, e ovunque sono accolti i suoi resti mortali si manifestano
la sua attiva presenza e lo straordinario irraggiamento del suo messaggio.
Tutto ha avuto inizio nel cimitero municipale di Lisieux, il 4 ottobre
1897, a causa di disposizioni che impedivano ogni sepoltura nella clausura
del Carmelo. Ciò permise che centinaia di migliaia di pellegrini si
recassero sulla sua tomba per 25 anni. Questa fu l’origine della venerazione
delle reliquie di Santa Teresa. Poi, nel 1923, in occasione della beatificazione,
le spoglie di Teresa furono portate nella cappella del Carmelo. Il culto
delle reliquie è un fenomeno antropologico da sempre riconosciuto, che
caratterizza l’uomo in quanto tale e continua anche nei giorni nostri.
La Chiesa ha sempre rispettato questo costume. Noi non siamo dei puri
spiriti e abbiamo bisogno di segni. Accade che Dio talvolta vuole servirsi
di questi segni così tenui e quasi derisori per manifestre la sua Presenza
e fare esplodere la sua Potenza e la sua Gloria. Perché è Lui che agisce
attraverso questi segni. Nel caso di Teresa, è un fatto che a contatto
e in presenza dei suoi resti mortali Dio si compiace di manifestare
il suo amore: basterebbe, per convincersene, leggere i volumi che riferiscono
di favori ottenuti e di guarigioni, così come l’abbondante posta che
giunge ogni giorno a Lisieux dai luoghi in cui essa si è recata. “Malgrado
la mia piccolezza vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori.
Ho la vocazione di essere apostolo. Vorrei percorrere la terra, annunciare
il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino alle isole più lontane.
Vorrei essere missionario”. Alla “piccola Teresa” è riuscito anche questo.
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LA NOVENA DI PREGHIERA PER
INTERCESSIONE DI SANTA TERESA DI GESU’ BAMBINO
Dio nostro Padre, tu accogli vicino a Te coloro che, in questo mondo,
ti servono fedelmente: noi invochiamo Santa Teresa di Gesù Bambino grazie
al suo amore per Te. La sua filiale fiducia le faceva sperare “che tu
facessi la sua volontà in cielo, poiché ella aveva sempre fatto la tua
sulla terra”. Ti supplico di esaudire la preghiera che ti rivolgo con
fede affidandomi alla sua intercessione.
Padre Nostro
Signore Gesù, figlio Unigenito di Dio e nostro Salvatore, ricordati
che Santa Teresa di Gesù Bambino consumò la sua vita quaggiù per la
salute delle anime, e volle “passare il suo cielo a fare del bene sulla
terra”: perché ella fu la tua sposa diletta appassionata per la tua
gloria, noi la preghiamo. Mi rimetto a Te, per ottenere le grazie che
imploro affidandomi alla sua intercessione.
Ave Maria
Spirito Santo, fonte di ogni grazia divine e vi rispose con una perfetta
fedeltà. Ora che ella intercede per noi e non vuole prendere alcun riposo
fino alla fine dei tempi, noi la imploriamo. Ti domando di ispirare
lei di ascoltare la mia preghiera, affinché mi sia accordato il favore
confidato alla sua intercessione.
Gloria al Padre
O Santa Teresa di Gesù Bambino, vedi la fiducia che metto in te e accogli
le mie intenzioni. Intercedi per me vicino alla Vergine Maria che ti
sorrise nel momento della prova. Guarda anche tutti coloro che penano
e che soffrono, e tutti coloro che ti pregano: mi unisco a loro come
a dei fratelli. Attraverso le grazie che desideriamo, se questa è la
volontà del Signore, donaci di essere fortificati nella Fede, nella
Speranza e nell’Amore nel cammino della vita, e di essere aiutati nel
momento della morte, per passare da questo mondo alla pace del Padre,
e di conoscere l’eternità gioiosa dei bambini di Dio.
Amen (A cura di Simona Bertola)
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